Report from “Ortles Project for Ice Coring”“Progetto Ortles” – Perforazione in alta quota

Four 60-75 m deep ice cores were retrieved at an altitude of 3860 m at the Ortles’ Vedretta Alta in the Italian Central-Eastern Alps. These ice cores are the first ever extracted from this sector of the Alps. In three cases the drilling reached the glacier bedrock at 75 m depth whereas the last ice core was retrieved until 60 m of depth (15 m above bedrock).

The presence of an uppermost, 24 m thick layer of temperate firn posed significant challenges for drilling the underlying cold ice layers that were observed beneath the firn, all the way to the bedrock. This observation confirms the hypothesis that, despite the recent warming, the Ortles’ Vedretta Alta still preserves non-temperate (cold) ice for most of its thickness; a good news for the conservation of the paleoclimatic signal. The cold ice of Ortles’ Vedretta Alta is believed to be a remnant of previous cold climates. This site appears therefore to be still very suitable for climatic reconstructions in the Central-Eastern Alps.

After the ice core were retrieved, two boreholes were instrumented with an inclinometry tool and a thermistor string. These instruments will measure the ice cap’s dynamical and thermal regimes. An automatic weather station was (AWS) installed at an altitude of 3830 m. a.s.l. and represents the highest AWS in this sector of the Alps. More info at www.ortles.org.
Preliminary results are presented in a short communication published in GFDQ

A cavallo di settembre e ottobre 2011 sono state recuperate, a 3859 m di quota sulla Vedretta Alta dell’Ortles (in Alto Adige), 4 carote di ghiaccio, le prime estratte da questo settore delle Alpi. Tre di queste avevano raggiunto il substrato roccioso a 75 m di profondità mentre l’estrazione dell’ultima carota era stata arrestata a 60 m. Nell’ambito del convegno internazionale di paleoclimatogia IPICS 2012 (www.ipics2012.org/) tenutosi presso Marsiglia (Francia), sono stati presentati i risultati relativi alle prime analisi delle carote di ghiaccio estratte. Nonostante i ripetuti fenomeni di fusione superficiale che hanno interessato il ghiacciaio dell’Ortles soprattutto durante le estati più recenti, il ghiaccio più profondo ha conservato memoria annuale delle caratteristiche dell’atmosfera del passato. Le analisi hanno anche mostrato che nel ghiaccio estratto a 41 metri di profondità è presente uno strato leggermente radioattivo risalente all’anno 1963. Quest’anomalia, comunemente identificata nei siti di perforazione glaciali del pianeta, dall’Antartide fino alla Groenlandia, è infatti riconducibile al periodo storico di massima frequenza dei test nucleari in atmosfera ed è utile per la datazione delle carote di ghiaccio. Sempre a questo scopo, il ritrovamento a 74 metri di profondità di un’aghifoglia di larice trasportata in alta quota dai venti durante l’antichità, ha permesso di ottenere, tramite la tecnica di analisi del carbonio 14, una prima indicazione dell’età del ghiaccio basale dell’Ortles che potrebbe risalire a 2664 anni fa, all’epoca della transizione tra la prima e la seconda Età del Ferro.

Il Progetto Ortles è un progetto di ricerca internazionale, supportato dalla Ripartizione Protezione Antincendi e civile della Provincia autonoma di Bolzano e dalla National Science Foundation americana ed è coordinato dal Byrd Polar Research Center dell’Università dell’Ohio (USA) e dall’Ufficio Idrografico della Provincia autonoma di Bolzano, i quali si avvalgono della collaborazione scientifica dell’Università e l’IDPA-CNR di Venezia, l’Università di Innsbruck, l’Università di Berna, l’Accademia Russa delle Scienze di Mosca, l’Università di Padova (TeSAF), l’Ufficio Geologia e prove materiali della Provincia autonoma di Bolzano, l’Università di Pavia, Waterstones s.r.l. di Varna e il gruppo di Remote Sensing dell’EURAC di Bolzano. Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito del progetto (www.ortles.org).

Risultati preliminari sono illustrati in una nota breve pubblicata su GFDQ